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Etologia

Etologia

“L’anello di re Salomone” è una delle opere più importanti di Konrad Lorenz che è considerato il fondatore dell’etologia moderna.

Il titolo del libro originario era “Parlava con le bestie, gli uccelli e i pesci” poi tradotto nell’attuale titolo per ricordare l’affascinante leggenda secondo la quale re Salomone possedeva un anello magico che gli conferiva il potere di parlare agli animali e di capirne il linguaggio.

Quanti di noi vorrebbero questo anello!...

La parola etologia si riconduce al termine greco composto “ ἦθος” e  “λογος” che letteralmente significa “discorso, dibattito sulle abitudini” che oggi indica lo studio della scienza del comportamento che, è necessario precisare, si riferisce alle condotte specifiche degli animali compreso gli uomini.

Un sinonimo di etologia è biologia comportamentale.Secondo Konrad Lorenz la definizione dell’etologia … ”consiste nell'applicare al comportamento degli animali e delle persone quei metodi divenuti d'uso corrente e naturale in tutti gli altri campi della biologia dopo Charles Darwin e di formulare gli interrogativi seguendo lo stesso criterio”… 

Il padre dell’etologia voleva dunque che gli studi sul comportamento degli animali e delle persone divenissero oggetto di sperimentazioni tramite le solite metodologie applicate a tutti i concetti indagati in altre discipline scientifiche.

E’ significativo che il termine etologia dia per scontato che lo studio del comportamento si limiti al mondo animale e non anche vegetale o altro (es. funghi).

[Bibliografia e Sitografia Lorenz, K. (1976) 

L’anello di Re Salomone. Bompiani] 


Esiste un’etologia delle piante?

In un saggio Peter Medawar, biologo e zoologo inglese nonché premio Nobel per la medicina nel 1960, si è chiesto se non sia possibile parlare di etologia delle piante. 

Se lo è chiesto anche Giorgio Celli e una decina di anni fa in un suo libro dal titolo “Le piante non sono angeli” (2010). 

La sua domanda era: “se l'etologia è la scienza del comportamento degli animali, si può parlare anche di comportamento nelle piante”?

L’etologo elenca alcuni esempi che potrebbero far pensare ad un comportamento intenzionale delle piante: Un tipo di mimosa messicana, detta sensitiva, ripiega su sé stessa le foglioline se vengono toccate, quasi ne avesse fastidio. 

L’altra cosa interessante è che se viene toccata più volte le foglie man mano non lo fanno più quasi si instaurasse una sorta di assuefazione tipica del mondo animale.

Se si osserva un ceppo di vite, si noterà che il viticcio compie dei movimenti circolari molto lenti alla ricerca di un bastone al quale avvinghiarsi.

Il mondo vegetale utilizza diversi mezzi per difendersi come ad esempio le spine, i veleni, ma anche l’alleanza con alcune specie di animali per affidare loro vere e proprie mansioni alle quali sono diventate incapaci di assolvere.

E’ un dibattito molto interessante e non mancherà di continuare.

[http://bioraistlin.altervista.org/Vita.html] 


Etologia e intelligenza artificiale.

Una breve considerazione sul rapporto dell’etologia ed il mondo dell’intelligenza artificiale (acronimo IA) non può mancare. 

In un articolo della redazione ANSA del 2016 alcuni etologi ed uno psicologo hanno creato un modello per descrivere la capacità degli animali di avere comportamenti complessi (hanno preso come esempio un orango che si costruisce un ombrello di foglie per ripararsi dalla pioggia ed un piccione che prende la metro per andare a procurarsi il cibo) per cercare di comprendere alcuni comportamenti complessi e particolari come l’autocontrollo o l’utilizzo di strumenti. 

L’etologo Magnus Enquist fece notare che questi modelli venivano utilizzati nello studio dell’IA e non sugli animali.

Quindi forse si capiranno meglio alcuni comportamenti del mondo animale o vegetale dagli esperimenti fatti sui “robot” ma nello stesso tempo si partirà dal comportamento degli animali per costruire modelli utili ai fini della IA. 

L’etologia è destinata ad acquisire sempre più importanza in futuro.

[Sitografia https://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/ragazzi/news/2016/12/01/piccione-va-in-metro-intelligenza-artificiale-svela-perche-_326ab893-de1c-11e6-9836-00505695d1bc.html

http://www.federica.unina.it/smfn/sistemi-governo-robot/animal-behavior-parte-prima]

Ipotesi sull’addomesticamento degli animali 

Chi possiede un animale domestico si sarà spesso chiesto in che modo e quando sia avvenuto l’incontro tra animali da compagnia e l’uomo e perché si sia sviluppato.

Per molti anni Darwin fu considerato dai suoi “successori” come lo studioso dell’origine della specie in ambiente naturale ed in condizioni di lotta per la sopravvivenza.

In realtà lo studioso ne parlò nella sua opera “La variazione degli animali e delle piante allo stato domestico” (The Variation of Animals and Plants under Domestication, 1868).

Lo studioso italiano Antonio Saltini, che analizzò in modo particolare quell’opera, sosteneva che queste ricerche ebbero per Darwin la medesima importanza rispetto alle altre.

Per citare qualche esempio le anatre domestiche hanno le ossa dell’ala che pesano di meno rispetto alle anatre selvatiche loro affini perché volano molto meno, il grande sviluppo delle mammelle nelle capre e nelle vacche che sono munte regolarmente.

Un’altra osservazione riguardò le orecchie pendenti negli animali da allevamento o da compagnia perché i muscoli deputati al movimento delle orecchie furono utilizzati molto meno che allo stato naturale in quanto si trovavano esposti meno allo stato di allerta.

Darwin riteneva dunque che l’artefice principale dell’addomesticamento fosse l’uomo che “fabbricasse le razze più utili ai suoi scopi”.

Si può considerare l’addomesticamento il processo per cui il ciclo biologico (alimentazione, l’ambiente di vita, la riproduzione) di una specie animale sia controllata dall’uomo.

Darwin infatti dedicò lunghi anni e particolare concentrazione alla selezione dei vegetali coltivati e degli animali domestici. 

Gli animali domestici non sono scelti dalla prevalenza del più adatto che regola la riproduzione allo stato selvaggio, ma per preferenza dell'uomo che favorisce la riproduzione sulla base del vantaggio economico, come avviene per bovini e suini, o per semplici considerazioni estetiche, come accade per cani e colombi.

[Bibliografia e Sitografia Darwin, C.

(The Variation of Animals and Plants under Domestication, 1868). https://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Darwin#La_selezione_degli_animali_domestici] 

Animali domestici: motivazioni alla domesticazione 

Si stava già delineando nell’opera di Darwin “La variazione degli animali e delle piante allo stato domestico” la differenza tra animali da compagnia e animali da allevamento (entrambi potrebbero rientrare nella categoria più ampia degli animali domestici in generale).

La differenza principale si trova nella motivazione per cui animali selvatici si trasformarono in animali domestici.

Vari studiosi hanno tentato di ricostruire ciò che avvenne migliaia di anni fa.

Innanzitutto gli studiosi furono portati a credere che la domesticazione di animali selvatici non avvenne solo per motivi economici ma ad esempio per componenti religiose.

Un’ipotesi accreditata è quella che i cuccioli di uccelli ma anche di mammiferi possiedono caratteristiche anatomiche chiamate segnali infantili che attraggono simpatia e comportamenti protettivi da parte di chi li incontra.

Spesso orfani proprio a causa dell’uomo cacciatore, vennero riportati nelle abitazioni di allora, stabilirono legami sociali soprattutto con donne e bambini e partorirono in un ambiente domestico le generazioni successive.

Tra i dubbi che vennero agli studiosi del comportamento animale su questa modalità di domesticazione vi fu quello dell’alimentazione dei cuccioli perché questi ultimi socializzano molto piccoli mentre sono ancora allevati dalla mamma.

Per questo si ipotizzò che le donne mentre allattavano i loro bambini, nutrissero al seno anche i cuccioli raccolti.

Non è raro infatti che le donne di popolazioni primitive odierne allattino il loro bambino e, ad esempio, il cucciolo di suino o altri piccoli.

[Bibliografia Dizionario di Etologia diretto da Danilo Mainardi. (1992) Einaudi]

Epimeleia e segnali infantili 

Epimeleia dal termine greco επιμελέια, che significa appunto cura, sollecitudine e, per traslazione, comportamento di cura. 

Dunque da una parte un animale adulto (compreso l’uomo)  che, dietro precise caratteristiche del cucciolo dette segnali infantili, è spinto da un istintivo comportamento di cura e di protezione.

L’abilità di sviluppare queste peculiarità da parte dei cuccioli di animali fu determinante per essere riconosciuti sia da adulti della loro specie, sia da adulti di specie diverse per bloccarne l’aggressività.

Non era sufficiente però che questi segnali dei cuccioli arrestassero l’aggressività, ma dovevamo suscitare l’epimeleia cioè il comportamento di cura. 

Si ritiene che i segnali infantili sollecitino anche la propensione ad adottare. 

Per quanto riguarda le caratteristiche dei segnali K. Lorenz (1943) indicava ad esempio la testa grossa rispetto al tronco, gli occhi grandi, le estremità corte e grassocce, le forme del corpo arrotondate, le guance “paffute”, etc.; nei canidi si aggiungono anche le orecchie pendenti.

Questa predisposizione alla cura dei piccoli, essendo filogeneticamente determinata, si estende anche ai collaterali e alle madri adottive sia nel mondo animale sia in quello umano e sembra essere più accentuata nelle femmine che nei maschi, dimostrando una sorta di specializzazione tra i sessi.

[Bibliografia   Lorenz, K. Le forme innate dell'esperienza possibile (1943)

Dizionario di Etologia diretto da Danilo Mainardi. (1992) Einaudi]

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